La Contessa Carolina Corsi di Viano

La Contessa ritrovata…

Questa ricerca inizia nel 2018.
L’oggetto iniziale era il sacerdote Gaspare Saccarelli ma, man mano che proseguiva, si è arricchita di altre storie e personaggi e, tra questi, è emersa con sempre maggiore forza ed evidenza la figura della Contessa di Santarosa, fino ad allora un nome altisonante al fianco di quello così importante nel panorama risorgimentale italiano di suo marito Santorre.

Durante le ricerche documentali sul web, mi sono imbattuta in alcune foto storiche di famiglie del varesotto; tramite i contatti con i curatori sono venuta a sapere che si trattava di una raccolta da loro custodita di immagini non necessariamente di familiari, ma anche di amici e conoscenti di allora.

Tra queste, ve ne sono due che ritraggono una donna non più giovane e un uomo di età minore, che hanno attratto la mia attenzione perché riportano scritto a matita sul retro “Contessa di Santarosa” e “Conte di Santarosa”, e che quindi per la mia ricerca erano particolarmente interessanti; si tenga a tal proposito conto che le immagini attribuibili alla contessa sono quasi inesistenti.
Grazie alla gentilezza e disponibilità del possessore della foto (Giancarlo Vettore), ho avuto la possibilità di esaminare delle scansioni fronte retro adeguate delle immagini originali.

Per poter determinare con la maggior accuratezza possibile l’attendibilità dei riferimenti , a quel punto non mi rimaneva che mettere in atto una piccola indagine iconografica, del tipo di quello che si effettuano nello studio delle opere d’arte…
Per poter stabilire se realmente quell’immagine ritrae la contessa di Santarosa, ho scelto di prendere in considerazione vari aspetti:
– L’autore della foto e, di conseguenza, l’epoca dello scatto;
– Lo studio dell’abbigliamento e dell’acconciatura;
– Il confronto con le notizie raccolte durante le mie ricerche.

Il riferimento temporale è dato, chiaramente, dalla vita della contessa, che nacque nel 1787 e morì nel 1853, si sposò a 19 anni ed ebbe 8 figli, dei quali solo 3 (2 uomini e 1 donna) le sopravvissero.

Dal timbro presente sul retro della foto sappiamo che l’autore della foto è il fotografo Ludovico Tuminello, che dal 1848 al 1869 fu a Torino in esilio (fonte Wikipedia); apprezzato ritrattista, tra i suoi scatti si trova sovente il Cavour.
All’epoca della sua permanenza sabauda la contessa aveva quindi tra 59 e 66 anni e uno dei suoi figli, Teodoro, noto uomo politico, tra 36 e 57 (se limitiamo la data del possibile scatto entro la morte della Contessa, tra 36 e 42), dati compatibili con l’età delle persone ritratte nella foto oggetto della nostra ricerca (tenendo anche conto delle vicende di vita della donna, raccontate nella pagina relativa su questo sito: Azzate e i Bossi ” –  aciate.blogspot.com).

Questo riscontro ha ovviamente acceso ancora di più il mio interesse e la mia fantasia e quindi, tenuto conto del livello di attendibilità dell’attribuzione “a vista” di un età, ho cercato degli elementi che fossero più riscontrabili; non comparendo nell’immagine elementi estranei alla persona, mi sono concentrata sull’abbigliamento e sull’acconciatura.

Dal confronto con la documentazione riferibile al periodo, anche grazie al supporto di esperti in acconciature e costumi, approfondimenti sullo stile dei ritratti fotografici dell’epoca, ho analizzato i particolari dell’immagine.
Lo sfondo e gli arredi della figura femminile, sono ricorrenti nelle foto: la sedia, la consolle con la pianta ed il libro, la parte con decorazione potrebbe riportare alle scenografie del fotografo, oppure ad un interno di stanza di abitazione privata.

Elementi importanti sono l’acconciatura ed il vestito: esaminando la moda del 1800 e la sua evoluzione, si può arrivare a circoscrivere il periodo dello scatto tra il 1849 e il 1860.

In questo arco di tempo le acconciature sono infatti piatte vicina alla testa, raccolte nella parte posteriore, le crinoline (accessori dell’abbigliamento, consisteva in una struttura rigida- a gabbia- che rendeva gonfie le gonne) cominciarono ad assume delle grandi proporzioni, per compensarle, le donne imbottiscono l’acconciatura ai lati formando delle ali o dei rotoli a rigonfiare le estremità.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, il corpino ha lo scollo rotondo e accollato da cui fa spesso capolino un colletto bianco, la gonna tocca a terra assumendo volume e rotondità grazie alla “crinolina”, calze e scarpe completamente nascosti dall’abito.
Per lasciare spazio al volume delle gonne la vita degli abiti si sposta leggermente in alto. Il corpetto è comunque ancora aderente e le maniche più comuni sono a “pagota” ampie dal gomito in giù e indossate su sotto maniche in battista spesso ricamate.

I decori più comuni sono geometrici con abbondanti applicazioni di passamanerie alle maniche e sulla gonna.
E’ di questo periodo la nascita dello “scalfo”, una piccola evoluzione sartoriale considerevole che permetteva di muovere agilmente le braccia anche con maniche aderenti.
A questi dettagli si aggiungono i guanti che in questo caso assumono un duplice significato: ovviamente il dettaglio della moda del momento ma soprattutto la grande passione della contessa per questo accessorio.

Se è allora vero che “tre indizi fanno una prova”, possiamo dire, con un buon grado di attendibilità , che la donna fotografata possa essere la contessa di Santarosa, e ammetto di aver provato un brivido a questo pensiero, anche perché mi sembra di poter leggere nei suoi occhi l’eco delle storie dell’Istituto, del Saccarelli, del quartiere San Donato che vi ho raccontato (Il fondatore Gaspare Saccarelli)

Maria Cristina Colombo